Il calo delle commodity non deve far paura per ora

Fonte: Advisor Perspectives

La debolezza dei prezzi delle commodity presagiscono un rallentamento della crescita e dovrebbero preoccupare gli investitori?

Secondo Russ Koesterich di BlackRock il 2017 è per ora un grande anno, almeno per alcune attività. I Treasury statunitensi a lungo termine risultano in rialzo del 4%, l’High yield del 6%, l’S&P 500 di quasi il 10% e l’azionario dei mercati emergenti di oltre il 17% in USD. È stato invece un anno meno attraente per le materie prime.

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Alcuni investitori si chiedono se la debolezza dei prezzi delle materie prime rappresentino un segnale di rallentamento economico – insieme a un appiattimento della curva dei rendimenti e al calo dell’inflazione – oppure una minaccia ancora più grave. Per ora il Portfolio Manager ritiene che la risposta sia no, essenzialmente per tre motivi:

I prezzi delle materie prime hanno visto divergenze significative

Non tutte le materie prime hanno registrato una performance debole da inizio anno. La debolezza di alcuni indici di commodity ha riguardato in gran parte l’energia. I prezzi del petrolio sono scesi del 20% e il gas naturale ha fatto ancora peggio. I metalli hanno tuttavia performato bene insieme ad alcuni prodotti agricoli come grano e mais.

Il calo dell’energia ha riguardato tanto l’offerta quanto la domanda

È vero che la domanda petrolifera è calata: l’IEA (International Energy Agency) segnala nel primo trimestre una domanda di greggio globale pari a 96,45 milioni di barili al giorno, in calo rispetto agli oltre 97,6 m b/g alla fine del 2016.

Il problema nasce soprattutto dal rimbalzo dell’offerta. Due Paesi OPEC hanno annunciato a sorpresa una produzione più elevata: Libia e Nigeria. Allo stesso tempo, i produttori di scisto americani continuano a mostrare un’elevata resilienza ai prezzi più bassi. La produzione di greggio statunitense è salita a quasi 600.000 b/g dalla fine di dicembre e di quasi un milione rispetto ai minimi dello scorso autunno.

Le commodity cicliche beneficiano della ripresa della produzione

Mentre la performance dei metalli preziosi è contrastata (oro in rialzo, argento in discesa e platino invariato), quella dei metalli industriali è generalmente forte.

L’Indice dei Metalli Industriali del Journal of Commerce è salito di circa il 6% da inizio anno, il linea con il miglioramento globale dei dati manifatturieri. Koesterich segnala inoltre che la componente dei nuovi ordini risulta particolarmente forte. Si tratta di un elemento importante poiché il livello dei nuovi ordini è strettamente correlato ai guadagni dei metalli industriali.

Se i dati sulla produzione – e in particolare i nuovi ordini – rimangono solidi, le commodity industriali dovrebbero trarne beneficio.

Per ora gli investitori possono guardare oltre la debolezza degli indici delle materie prime. Cosa potrebbe cambiare le cose? Una forte contrazione dei principali indicatori economici o un forte inasprimento delle condizioni finanziarie.

Del primo caso non ci sono avvisaglie. Quanto al secondo, la Federal Reserve ha imboccato la strada del Tightening e la Banca centrale europea sta pensando di ridurre gli stimoli, ma le condizioni finanziarie restano accomodanti grazie ai bassi tassi di interesse, il dollaro debole e agli spread del credito contenuti.

Se queste condizioni dovessero persistere, gli investitori possono, per ora, guardare oltre le difficoltà del settore delle materie prime, conclude Koesterich.

Da Advisor Perspectives



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