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Cina: il tasso di disoccupazione reale è tre volte superiore ai numeri ufficiali

Cina: il tasso di disoccupazione reale è tre volte superiore ai numeri ufficiali

Quando si tratta di fornire dati falsi, secondo Tyler Durden di Zero Hedge la Cina è sempre in prima linea. Dopo le imprecisioni sui numeri di esportazioni e importazioni finalizzate a nascondere i dati sulle fughe di capitali e gli aggiustamenti sul Pil, sembra che anche il tasso di disoccupazione della Cina non coincida con la realtà.

Secondo quanto riportato da Fathom Consulting, il tasso di disoccupazione sarebbe di oltre tre volte superiore ai dati ufficiali forniti da Pechino. L’indicatore è infatti cresciuto al 12,9% dal 2012 mentre i numeri ufficiali si attestano intorno al 4% ormai da cinque anni.

 

I leader cinesi hanno precisato che mantenere l’occupazione stabile è una priorità assoluta. I dati di Fathom mostrano che nonostante non si siano concretizzati dei licenziamenti di massa, il numero di persone che non lavorano full-time è aumentata. “La Cina ha un problema nascosto di disoccupazione, che a nostro avviso spiega il motivo per cui le autorità si vedono costrette a rilanciare vecchi motori di crescita”, spiegano gli analisti.

Pechino si è impegnata a tagliare l’eccesso di capacità nelle miniere di carbone e nelle acciaierie, assicurando al contempo che l’economia cresca almeno del 6,5% quest’anno. In tutto il Paese, fabbriche “zombie” statali vengono tenute in vita dai governi locali per tenere a bada il malcontento sociale. Pur di tenere aperti gli impianti, è stato chiesto agli impiegati di lavorare in alcuni casi mezza giornata per metà della paga.

“La precarietà è la principale fonte di instabilità sociale che le autorità cinesi devono evitare a tutti i costi”, spiega Fathom.

I dati risultano alterati perché gli indicatori di disoccupazione fanno riferimento ai cittadini che fanno richiesta di sussidi presso le amministrazioni locali, escludendo quindi molti dei 270 milioni di lavoratori migranti. Un altro tasso di disoccupazione ufficiale, altrettanto inutile, che si basa su indagini condotte in grandi città e dovrebbe essere più preciso, è rimasto stabile a circa il 5,1% ad aprile, risultando pressoché invariato negli ultimi due anni.

Un altro problema riguarda, come nel caso degli Stati Uniti, il rallentamento della produttività. La debolezza si registra soprattutto nel settore dei servizi, che assorbe la maggior parte della forza lavoro, spiega Fathom.

Secondo i dati ufficiali la crescita della Cina si è attestata al 6,9% lo scorso anno, ai minimi da 25 anni, mentre per Fathom il miglioramento reale è stato di solo il 2%. Questo significa che anche se la Cina fosse in grado di contrarre debito per 1 trilione di dollari ogni trimestre, una cifra pari a circa il 10% del Pil, sedando il malcontento con occupazioni part-time, non passerà molto tempo prima che Pechino veda materializzarsi la sua paura più grande: l’instabilità sociale.

Fonte: zerohedge.com



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