Default Venezuela: a chi tocca adesso?

Fonte: Zero Hedge

Il default del Venezuela fa crescere gli interrogativi e i timori sui mercati emergenti, scrive Zero Hedge.

“Gli investitori hanno ignorato a lungo i rischi posti da nazioni come il Libano”, spiega Ray Jian, asset manager di Pioneer Investment Management a Londra, e adesso si cercano di identificare gli altri Paesi attualmente a rischio.

Secondo Bloomberg, diverse nazioni potrebbero essere toccate dalla crisi venezuelana:

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L’agenzia di stampa spiega che sebbene il quadro del Venezuela sia legato a una combinazione sfortunata di bassi prezzi del petrolio, cattiva gestione economica e sanzioni statunitensi, i rischi sul credito interessano anche nazioni come il Libano e l’Ecuador.

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  1. Libano:

Uno dei Paesi più indebitati del mondo, il Libano, potrebbe raggiungere un rapporto debito/Pil del 152% quest’anno, secondo le previsioni del Fondo Monetario Internazionale, per di più in un quadro di crescente tensione politica. Le brusche dimissioni di Saad Hariri, annunciate da Riyad il 4 novembre scorso, hanno scatenato deflussi per circa 800 milioni di dollari nel Paese, sulla scia dei timori che la nazione possa essere travolta dalla faida regionale tra sauditi e iraniani. Sebbene la banca centrale abbia assicurato che il peggio è passato, i credit default swap hanno toccato il massimo da nove anni.

  1. Ecuador:

Il rapporto debito/Pil della nazione è balzato ai massimi da nove anni. L’Ecuador è probabilmente il Paese a più alto rischio di insolvenza dopo il Venezuela, secondo Robert Koenigsberger di Gramercy Funds Management. L’Ecuador sarà vulnerabile “quando lo scenario di liquidità cambierà e non potrà più rivolgersi al mercato per ottenere 2,5 miliardi di dollari per colmare il rosso”. Il ministro delle Finanze, Carlos de la Torre, ha precisato a Bloomberg giovedì scorso che non c’è “nessun rischio di default e l’indebitamento della nazione non è affatto vicino a livelli critici”.

  1. Ucraina:

Mentre i credit default swap della nazione dell’Europa dell’Est sono diminuiti rispetto ai massimi del 2015, le continue difficoltà economiche suggeriscono prudenza ai trader. L’espansione del PIL è in rallentamento da tre trimestri consecutivi e la Banca Mondiale ha avvertito che l’economia rischia di cadere nella trappola della bassa crescita. Il parlamento ucraino ha approvato il bilancio del prossimo anno martedì scorso, puntando a un bailout internazionale da 17,5 miliardi di dollari.

  1. Egitto:

I CDS dell’Egitto sono vicini ai massimi da settembre. Il costo di copertura è aumentato a giugno, quando le tensioni regionali si sono acuite per via dell’iniziativa dei sauditi di isolare il Qatar. Mentre l’Egitto è stato in grado di incrementare le riserve in valuta estera ed è in procinto di rimborsare 14 miliardi $ di capitale e interessi nel 2018, il debito estero è salito a 79 miliardi dai 55,8 miliardi dell’anno precedente.

  1. Pakistan:

I credit default swap del Pakistan sono aumentati a fine ottobre e si avvicinano ai massimi da giugno. La seconda più grande economia dell’Asia meridionale si scontra con la diminuzione delle riserve estere, l’aumento dei pagamenti sul debito e il balzo del deficit delle partite correnti. Il Pakistan sta valutando un collocamento di debito da 2 miliardi $ entro la fine dell’anno. Intervenendo la scorsa settimana al Bloomberg Pakistan Economic Forum, il vice governatore della banca centrale, Jameel Ahmad, ha minimizzato le preoccupazioni sull’allargamento dei deficit.

  1. Bahrain:

Lo spread è aumentato drammaticamente verso la fine di ottobre ai massimi da gennaio, dopo le indiscrezioni sull’aiuto chiesto agli alleati del Golfo. La nazione sta cercando di ricostituire le riserve internazionali e di evitare un deprezzamento della valuta, dopo che i prezzi del petrolio hanno colpito i sei produttori di petrolio del Consiglio di cooperazione del Golfo. Anche se ricevesse un sostegno, il Bahrain potrebbe registrare il più alto deficit di bilancio della regione, secondo il FMI.

  1. Turchia:

Nonostante gli alti rendimenti, gli investitori sono ancora restii ad acquistare obbligazioni turche. La nazione è stata travolta da un’ondata di crisi politiche che hanno portato gli spread sui credit default swap ai massimi da maggio. La Turchia è l’unica superstite dell’ultimo elenco stilato da S&P Global Ratings dei “Fragile Five”, i Paesi più vulnerabili alla normalizzazione delle condizioni monetarie globali.

Da Zero Hedge



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