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Dollaro: il 2017 è il peggior anno dal 2003 e il 2018 non si prospetta migliore

Dollaro: il 2017 è il peggior anno dal 2003 e il 2018 non si prospetta migliore

Fonte: Zero Hedge

Il dollaro ha perso oltre il 9% da inizio anno rispetto a un ampio paniere di monete fiat globali, scrive Zero Hedge.

Il biglietto verde è inoltre calato di almeno il 10% contro l’oro ed è crollato rispetto a Bitcoin, ma come avverte Garfield Reynolds di Bloomberg, l’anno peggiore del dollaro dal 2003 sarà seguito da un 2018 addirittura peggiore.

Ciò che emerge con chiarezza da Washington, spiega l’esperto, è che la riforma fiscale non salverà il dollaro laddove i rialzi dei tassi della Federal Reserve hanno fallito.

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Fonte grafici: Zero Hedge

I dati della U.S. Commodity Futures Trading Commission hanno mostrato che le posizioni short sulla valuta statunitense sono aumentati nuovamente nella seconda metà di novembre, dopo essere scesi ai minimi da giugno.

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Il balzo del dollaro alla fine del 2016 era legato all’accelerazione della crescita negli Stati Uniti e alla convinzione che la Fed avrebbe aperto la strada nel mondo sviluppato alla politica monetaria restrittiva.

La crescita degli Stati Uniti è ancora forte e la Federal Reserve prosegue con il Tightening, ma il resto del mondo sta guadagnando terreno e il recupero del biglietto verde è in discussione.

La riforma fiscale è stata indicata come il prossimo driver di un rally, ma sembra improbabile. I sostenitori del piano ritengono che il taglio del tax rate sulle società farà ripartire l’economia, ma la Fed e il FMI non hanno cambiato le previsioni a lungo termine sul PIL degli Stati Uniti, anche se crescono le probabilità di approvazione definitiva della riforma.

Oltre alla debolezza dei titoli tecnologici, attribuita al fatto che il comparto sia tra i settori che beneficerebbero di meno della conferma al 20% dell’Alternative minimum tax, l’appiattimento della curva dei Treasury, soprattutto del rendimento del decennale, rappresenta l’ennesimo voto di sfiducia verso la riforma.

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Questi elementi aiutano a spiegare la correzione del dollaro, che risulta in rosso nel 2017 contro quasi due terzi delle oltre 110 valute globali che non sono vincolate da un peg.

Possibili nuovi breakout per euro e yen, in un momento in cui le rispettive banche centrali si trovano a dover tagliare gli stimoli per via della solida crescita in Europa e all’esaurimento degli acquisti in Giappone.

Valute tradizionalmente ad alto rendimento come KRW, AUD, NZD, BRL potrebbero infine salire in un contesto di crescita globale positivo.

Da Zero Hedge



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