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Dollaro: timori potenziali e implicazioni reali della debolezza

Dollaro: timori potenziali e implicazioni reali della debolezza

Fonte: Advisor Perspectives

Uno dei temi dominanti degli ultimi giorni è stata la debolezza del dollaro e le parole del Segretario al Tesoro Usa, Steven Mnuchin, secondo cui il biglietto verde non rappresenta una preoccupazione non hanno fatto che alimentare il dibattito.

Investitori e cittadini dovrebbero temere la debolezza del dollaro? Per Brad McMillan di Commonwealth Financial Network la risposta è negativa.

Nessuna vera novità

Il dollaro, misurato dall’indice DXY, risulta in calo di oltre il 10% dai massimi di fine 2016. Questa flessione, tuttavia, ha riportato la valuta solo al livello di fine 2014, quando la divisa era ai massimi dal periodo precedente alla crisi finanziaria. In altre parole, anche se il dollaro si è indebolito, è ancora molto forte. Potrebbe scendere ulteriormente ma le novità non sono molte e non ce ne saranno probabilmente ancora per un po’ di tempo.

Che dire della crescita economica?

Se si considera sia il calo della valuta nell’ultimo anno che la crescita economica, risulta chiaro che la flessione del dollaro non ha rallentato la crescita economica. In realtà, la crescita ha accelerato in quel periodo anche se, naturalmente, questi due fattori potrebbero non essere collegati.

È pur vero che un dollaro più debole rende i beni statunitensi più economici e quindi più competitivi sui mercati esteri, rende il lavoro negli Stati Uniti più competitivo, favorendo le assunzioni. Guardando al settore manifatturiero e alla crescita dell’occupazione, entrambi gli effetti sono stati molto positivi e potrebbero essere ulteriormente amplificati nel momento in cui il dollaro dovesse indietreggiare ulteriormente.

Ci sono, ovviamente, anche aspetti negativi. La crescita economica del quarto trimestre del 2017 è stata del 2,6%, ben al di sotto delle aspettative e dei precedenti periodi. La ragione principale è legata alla crescita delle importazioni, su cui ha inciso il dollaro più debole. Oltre a rendere più costosi i beni stranieri, un dollaro più debole può portare a un aumento dell’inflazione e dei tassi di interesse.

Potenziali timori

Queste preoccupazioni sono, per l’appunto, più potenziali che reali. Il balzo delle importazioni che ha limitato la crescita economica è stato ben al di sopra di qualunque dato visto negli ultimi cinque anni e sarà probabilmente rivisto al ribasso successivamente.

Allo stesso modo, per quanto si registrino segnali di un aumento dell’inflazione, l’incremento dei prezzi deve ancora materializzarsi.

Prosecuzione di un trend

A conti fatti, il recente calo del dollaro è in realtà solo la prosecuzione di un trend in atto da più di un anno. Il valore attuale è ancora al di sopra dei livelli medi successivi alla crisi finanziaria. Gli effetti economici, alla fine, saranno probabilmente più positivi che negativi, almeno nel breve periodo.

Nel complesso, conclude Brad McMillan, e almeno per il momento, il dollaro non costituisce una preoccupazione neanche per l’esperto.

Da Advisor Perspectives



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