Federal Reserve: Il buono, il brutto, il cattivo

Fonte: Advisor Perspectives

Dalla crisi finanziaria, abbiamo assistito a una costante nei mercati dei capitali: una banca centrale statunitense accomodante e bassi tassi di interesse. Quei giorni sono ormai superati, spiega Jeffrey Baker di HiddenLevers, ma normalizzare i tassi di interesse non è compito facile. Il deficit degli Stati Uniti sta aumentando e gli spread dei Treasury sono più piatti che mai.

HiddenLevers ha recentemente analizzato i possibili scenari di rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve e i possibili esiti buoni, brutti e cattivi per l’economia americana e per la politica monetaria della Fed.

Il buono: Old Normal

Se Jerome Powell vuole portare avanti il cammino di rialzo dei tassi, il ciclo economico dovrà proseguire. La continua crescita del PIL ridurrebbe i rendimenti dei titoli a 10 anni, dando al governatore della Fed lo spazio necessario alla normalizzazione dei tassi ed evitando la temuta inversione della curva dei rendimenti. Quest’ultima è tuttavia un sintomo e non una causa di recessione. Le aree al di fuori del controllo della Fed dovranno quindi muoversi nella giusta direzione affinché la normalizzazione sia indolore.

Il brutto: il crollo del 1987 si ripete

Siamo più vicini a questo scenario. Se la politica monetaria diventerà aggressiva e farà scoppiare la bolla dei prezzi degli asset, il reddito fisso risulterà più attraente, allontanando gli investitori dalle azioni. L’S&P 500 si contrarrebbe e la crescita del PIL diminuirebbe. Non si tratta di uno scenario recessivo (l’economia è ancora in crescita), ma ci sarebbe una correzione nel mercato azionario.

Il cattivo: inversione dei rendimenti a 2-10 anni

Se Powell sceglie di continuare ad alzare la parte breve della curva dei rendimenti e la crescita economica ristagna, potremmo vedere un’inversione della curva. Si tratta di un segnale ribassista e secondo gli esperti è un indicatore quasi perfetto di recessione futura. In questo scenario, HiddenLevers prevede una crescita negativa del PIL e un forte calo del mercato azionario.

Quanto siamo lontani da questo scenario? Al momento, lo spread tra i Treasury a 2 e a 10 anni è di circa 50 punti base. Ciò significa che se la Fed fosse intenzionata ad attuare anche due rialzi dei tassi nel resto dell’anno, l’effetto sarebbe quello di una curva dei rendimenti piatta o probabilmente invertita. Con poco margine di manovra, questi rialzi dei tassi avvicinerebbero una possibile correzione del mercato.

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Rialzo dei tassi senza inflazione?

Il lettore potrebbe pensare che manchi qualcosa nell’analisi: dopotutto il mandato della Fed è quello di raggiungere gli obiettivi di inflazione e di disoccupazione. Non c’è dubbio che gli Stati Uniti abbiano raggiunto la piena occupazione, ma perché l’istituto centrale dovrebbe aumentare i tassi se l’inflazione resta attenuata?

Con i nuovi Falchi della Fed guidati da Jerome Powell, si ipotizza una forte crescita del PIL alla quale seguirà naturalmente l’inflazione. Il governatore potrebbe avere ragione: gli ultimi dati evidenziano un’accelerazione dei prezzi al consumo. Meglio aspettarsi quindi che Powell prenda sul serio l’obiettivo della Fed di inflazione al 2% e aumenti i tassi in modo più aggressivo in previsione dell’incremento dei prezzi. 

Da Advisor Perspectives



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