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Inflazione: la relazione tra il rialzo dei prezzi del petrolio e i tassi a lungo termine

Inflazione: la relazione tra il rialzo dei prezzi del petrolio e i tassi a lungo termine

Fonte: Advisor Perspectives

Non è un segreto che le fluttuazioni delle quotazioni del petrolio possano portare a significative oscillazioni dell’inflazione dei prezzi, come mostra il grafico di seguito.

Dopotutto, spiega Bryce Coward di Knowledge Leaders Capital, non solo il petrolio risponde alla stragrande maggioranza delle esigenze di trasporto, ma è anche una materia prima fondamentale utilizzata nei prodotti di largo consumo, e gran parte delle oscillazioni delle quotazioni vengono trasferite ai consumatori.

Con il rialzo dei prezzi rispetto a un anno fa, dovremmo aspettarci una spinta transitoria all’indice CPI. Ma poiché i fondamentali del mercato petrolifero sono forti al momento, l’esperto ritiene che sia altamente probabile che i prezzi crescano rispetto ai livelli attuali. L’aumento annuale delle quotazioni del petrolio potrebbe essere quindi di gran lunga superiore al 45% entro giugno e il PCI avvicinarsi al 3% dall’attuale 2,2%.

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Un grande aumento dell’inflazione guidato dai prezzi del petrolio non comporterebbe tassi di interesse a lungo termine molto più alti? Non necessariamente.

È importante ricordare che i tassi di interesse nominali a lungo termine sono funzione di tre variabili: aspettative di crescita, aspettative di inflazione e term premium. I tassi delle Treasury Inflation Protected Securities (TIPS), sono la somma delle aspettative di crescita e del term premium (il rendimento aggiunto richiesto dagli investitori per tenere obbligazioni a scadenza più lunga).

Poiché i tassi nominali del Treasury e i tassi TIPS sono osservabili sul mercato, possiamo dedurre quali siano le aspettative di inflazione sottraendo il tasso TIPS dal tasso nominale dei titoli. In altre parole, se i rendimenti dei titoli nominali a 10 anni sono del 2,5% e i rendimenti TIPS del 0,5%, le aspettative di inflazione implicita nel mercato sarebbero del 2%.

Il grafico a dispersione di seguito mostra la relazione tra le variazioni dei prezzi del petrolio e delle aspettative di inflazione che si riflettono nel mercato obbligazionario. La trendline lineare positiva significa che l’aumento dei prezzi del petrolio comporta logicamente aspettative di inflazione più elevate. Per essere precisi, per ogni rialzo di 10 dollari rispetto ai livelli di un anno fa, le aspettative di inflazione aumenteranno di 10 punti base.

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Il grafico successivo a dispersione mostra la relazione tra le variazioni dei prezzi del greggio e dei tassi TIPS. La trendline lineare negativa significa che l’aumento dei prezzi del petrolio comporta tassi TIPS più bassi, che, come accennato in precedenza, sono la somma delle aspettative di crescita e del term premium.

In particolare, per ogni rialzo di 10 dollari rispetto ai livelli di un anno fa, i tassi TIPS diminuiscono di 10 punti base. Knowledge Leaders Capital ammette che questo modello non è perfetto (i punti non sono distribuiti uniformemente attorno alla trendline), ma è rappresentativo del percorso che i tassi di TIPS seguono generalmente quando i prezzi del petrolio aumentano o diminuiscono considerevolmente. Infatti, i punti diventano molto più vicini alla linea quando il petrolio sale o scende di almeno 20 usd su base annua.

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Il meccanismo che fa scendere i tassi TIPS quando le quotazioni petrolifere aumentano molto è l’imposta aggiunta sui consumatori indotta dai prezzi del petrolio più alti. In altre parole, quando i prezzi del petrolio aumentano molto rallenta la crescita economica. Pertanto, anche se l’inflazione sale con l’aumentare dei prezzi del petrolio, la minore crescita economica che ne deriva può controbilanciare parzialmente o totalmente qualsiasi aumento dell’inflazione, in modo tale che i rendimenti dei titoli nominali a lungo termine possano non essere influenzati affatto.

Vale a dire che, anche se quest’anno i prezzi del petrolio decollano e l’inflazione complessiva si avvicina al 3%, i rendimenti dei titoli nominali a 10 anni potrebbero non muoversi affatto, e i rendimenti di TIPS potrebbero diminuire molto, conclude Coward.

Da Advisor Perspectives



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