La BoJ detiene il 75% degli ETF giapponesi

Fonte: Zero Hedge

Mentre il presidente della BCE, Mario Draghi, deve fare i conti con un massiccio programma di acquisto bond, che dovrà essere tagliato prima o poi, Bloomberg fa sapere che la Bank of Japan detiene attualmente il 75% degli ETF nazionali.

Da dicembre 2010, quando la BoJ non aveva in bilancio alcun exchange-traded fund, la banca centrale ha investito in modo straordinario nello strumento e ha raddoppiato l’obiettivo di acquisto annuo a 6 trilioni di yen a luglio 2016, nel quadro di un piano di stimolo economico senza precedenti.

L’indice Nikkei 225 ha guadagnato l’89% da dicembre del 2010 e il dominio della BoJ nel mercato degli ETF ha iniziato a sollevare qualche preoccupazione.

Come in una sorta di circolo vizioso, gli acquisti della Banca del Giappone hanno permesso agli asset gestiti dagli ETF di salire di quasi 10 volte dalla fine del 2010 a 25 trilioni di yen (230 miliardi di dollari).

Come mostra il grafico di seguito, la banca centrale detiene attualmente tre quarti di tali fondi per valore di mercato:

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Fonte: Zero Hedge

Anche il dirigente della borsa nipponica, Akira Kiyotasays, è preoccupato dal rischio di “distorsione costante” rappresentata dall’acquisto di ETF da parte della banca centrale.

L’impatto sul mercato azionario giapponese può essere limitato perché il valore totale delle partecipazioni della BoJ in ETF è pari solo al 5% della capitalizzazione di mercato del Topix.

Tuttavia, un eventuale Tapering di tali acquisti potrebbe intaccare la domanda, soprattutto per i titoli azionari di cui è azionista dominante.

A questo ritmo, la BoJ potrebbe dominare l’80% del mercato degli ETF entro la fine dell’anno.

Una volta che deciderà di smettere di acquistare o di iniziare a vendere, non è chiaro quale sarà l’impatto sul mercato azionario e chi comprerà ETF in tale quantità.

Da Zero Hedge



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