Per le società cinesi il trend negativo prosegue

Fonte: Advisor Perspectives

Knowledge Leaders Capital evidenzia ormai da qualche anno il trend in deterioramento del settore societario non finanziario cinese.

Quest’anno, invece di esaminare solo i costituenti del CSI 300, Bryce Coward ha scelto di ampliare l’analisi all’indice FTSE All A Share, che comprende circa 2000 azioni cinesi di categoria A e può fornire una lettura più precisa sullo stato del mondo corporate cinese.

Nell’ultimo decennio le società del Paese hanno aumentato la leva sia attraverso il debito che il capitale circolante per andare avanti, senza tenere conto della stabilità o della redditività. Il 2016 non ha fatto eccezione in questo senso.

Partendo dal bilancio, una caratteristica costante del comportamento delle aziende cinesi è stata proprio la volontà di aumentare la leva finanziaria.

Dal 2005 al 2016 il debito netto in percentuale al patrimonio netto è aumentato del 126%. Dal 2015 al 2016 è cresciuto del 13% al 143%, ai massimi storici. Nel frattempo il debito in percentuale al capitale è tornato a salire al 63% nel 2016, mentre la liquidità in percentuale al capitale totale è sceso ai minimi del 9%. Fortunatamente, la leva finanziaria è rimasta costante a multipli di ben 6,9x volte.

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Fonte grafici: Knowledge Leaders Capital

Per quanto riguarda il capitale circolante in percentuale alle vendite, possiamo vedere che il 2016 ha mostrato una prosecuzione dell’allarmante trend degli ultimi dieci anni che ha visto le imprese cinesi ridurre l’efficienza aziendale per finanziare le vendite. Dal 2005 al 2016 le fatture attive in percentuale alle vendite sono aumentate del 173%, le fatture passive in percentuale alle vendite sono salite del 73% e le giacenze in percentuale alle vendite dell’86%. Tutti e tre gli indici hanno raggiunto nuovi massimi storici lo scorso anno.

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Rafforzare il capitale circolante potrebbe essere una strategia corretta per gestire un balzo dei ricavi, ma purtroppo non è ciò che è successo alle imprese cinesi. Le vendite e l’utile netto non crescono dal 2014 e il profitto ha visto piuttosto una contrazione nel 2016. Il cash flow operativo è inoltre diminuito del 18% segnando la maggiore flessione annua da almeno il 2006.

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Questo ci porta al tema del channel stuffing, un espediente utilizzato dalla imprese cinesi che consiste nel gonfiare i numeri sulle vendite inviando più prodotti al canale di distribuzione.

Dal 2012 le passività correnti e le attività correnti hanno superato la crescita delle vendite dal 2% al 10% annuo. Nel 2016 entrambi gli indicatori hanno superato la crescita delle vendite del 6%. Questo significa che, per far sì che il settore registrasse complessivamente vendite stabili nel 2016, il capitale circolante doveva crescere del 6%. Per far sì che fossero invariate per due anni consecutivi, il capitale circolante doveva aumentare del 16%.

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L’elemento positivo è che, se si guarda ai profitti e ai flussi di cassa, i margini sono rimasti relativamente solidi. I margini sull’utile netto sono rimasti sulla media storica dell’8% mentre i margini di cash flow a ben il 27% nel 2017.

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Ma margini invariati e bilanci in crescita comportano un deterioramento dei numeri sulla redditività. Nel 2016 il ROE è sceso al minimo storico del 9%, il ROA al 5% e il ROIC al 4%.

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Sfortunatamente, non ci sono quindi molte cose positive da dire sui trend societari della Cina. È difficile affermare quanto proseguirà questa tendenza e quando raggiungerà il culmine, ma Knowledge Leaders Capital auspica, chiaramente, che queste imprese allineino quanto prima la crescita dei bilanci alla crescita degli utili.

Da Advisor Perspectives



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