Now reading
UFFICIO STUDI Sofia – Macro Outlook: uno sguardo all’Europa

UFFICIO STUDI Sofia – Macro Outlook: uno sguardo all’Europa

Introduzione

Questo mese gli avvenimenti presi in considerazione sono principalmente di natura politica e/o monetaria. Ci sembra che in questa fase sia importante continuare a focalizzarci sullo sviluppo di alcuni fattori globali, la cui evoluzione potrebbe impattare sullo scenario complessivo.

La prima parte del Macro Outlook si concentrerà sull’Europa, per poi passare agli Stati Uniti, al Giappone e ai Mercati Emergenti.

Europa

La scena europea continua a essere scandita dagli appuntamenti politici, che saranno probabilmente il leitmotiv anche della seconda metà del 2017. Non mancano le novità sul fronte italiano, laddove l’accordo (sfumato) sulla nuova legge elettorale avrebbe potuto portare ad elezioni anticipate. E se oltralpe ci eravamo lasciati con la vittoria di Emmanuel Macron alle Presidenziali, tale risultato viene confermato anche al Parlamento, dove En Marche è stato in grado di conquistare la maggioranza dando governabilità al Paese.

Dove invece la situazione è più complicata in termini di governabilità è nel Regno Unito: l’intento di rafforzare i consensi ha giocato un brutto tiro a Theresa May, che ora deve destreggiarsi con gli equilibri delle alleanze in vista dei negoziati per la Brexit. L’esito delle urne britanniche potrebbe essere però meno peggiore delle attese: se i timori in passato riguardavano la possibilità di una “Hard Brexit”, questa situazione potrebbe paradossalmente contribuire a riequilibrare i negoziati, indirizzandoli verso una “Soft Brexit”.

Sebbene per il momento questa ipotesi sia stata fortemente respinta dal Primo Ministro inglese, forse perché tale scenario si realizzi il prezzo da pagare potrebbe essere quello di un cambio di leadership, stante che le passate dichiarazioni della May in cui sembrava pronta a dare battaglia all’UE sembrano mal conciliarsi con una soluzione “Soft”. E se persino il solitamente arcigno Schäuble (cui ha fatto eco proprio Macron) ha cercato di aprire a un’inversione di rotta sulla Brexit (cosa che invero ci sembra improbabile), viene spontaneo domandarsi se il canto delle sirene non possa dare un ulteriore contributo ad ammorbidire le posizioni del Regno Unito.

È sempre la politica a farla da padrona quando si pensa alla situazione greca: come volevasi dimostrare, ancora una volta la decisione per il salvataggio è stata rimandata fin quasi all’extra-time, sebbene oggi sia più una questione di “dettagli” sul Debt Relief.

IMF e creditori europei hanno finalmente staccato l’ultima tranche di aiuti (€8.5 miliardi) in occasione del meeting dell’Eurogruppo e finalmente si comincia a parlare di un’estensione delle scadenze fino a 15 anni, una questione molto delicata per la Germania in vista del prossimo impegno elettorale. A questo proposito, molti si stanno interrogando sulla possibilità che la BCE includa i Govies greci all’interno del Programma di QE: un’eventualità che potrebbe fornire un boost al mercato greco e che potrebbe sicuramente dare giovamento all’economia, ma i cui effetti potrebbero essere limitati qualora la BCE avesse realmente la possibilità di procedere con il tapering nel 2018.

L’altro aspetto interessante è stato invece l’appuntamento di politica monetaria, con un Mario Draghi per certi versi più dovish di quanto i mercati si attendessero, nonostante le forward guidance abbiano perso il riferimento alla possibilità di un ulteriore taglio dei tassi. La revisione al ribasso delle stime d’inflazione ha infatti fornito l’assist alla Banca Centrale per mantenere un’istanza di politica monetaria tutto sommato ancora accomodante, utile a raffreddare le aspettative dei mercati (che cominciavano un po’ a surriscaldare l’euro) e a dare spazio di manovra per gestire il tapering senza eccessive pressioni.

Da questo punto di vista, è importante notare come sull’andamento dell’inflazione non abbiano pesato solo i prezzi energetici: la Core Inflation ha infatti ripiegato (da +1.2% a +1.0%), ma nonostante questo ci porti ad aumentare la soglia di attenzione, per il momento non ci sentiamo di mettere in discussione le sue potenzialità di incremento. Riteniamo però importante monitorare il quadro globale, laddove potenziali fattori esogeni (come la crescita statunitense, l’andamento dell’economia cinese, l’apprezzamento dell’euro da inizio anno o ancora le quotazioni delle Commodities) potrebbero riverberare i propri effetti anche sulla crescita europea.

PIL – Eurozona vs. Germania vs. Francia vs. Italia vs. Spagna (Fonte: Bloomberg)

1

 

Inflazione – Eurozona vs. Germania vs. Francia vs. Italia vs. Spagna (Fonte: Bloomberg)

2

Inflazione Eurozona – Headline vs. Core Inflation (Fonte: Bloomberg)

3

 

Inflazione vs. Inflazione a 5 anni vs. Inflazione 5Y5Y (Fonte: Bloomberg)

4

Giugno porta novità interessanti anche sul fronte della politica monetaria britannica. Era un da quasi un anno che guardavamo corrugati alla Bank of England, consci del fatto che il deprezzamento della sterlina post-Brexit sarebbe risultato nell’importazione di inflazione da parte del Regno Unito: pochi giorni fa, il dato dell’inflazione al 2.9% ha portato tre membri (su 8) del Consiglio Direttivo a considerare un aumento dei tassi. Quello che ci lascia ora perplessi è il timing: vero è che l’inflazione è oltre il target, ma pensiamo anche che a tendere la dinamica del tasso di cambio potrebbe cominciare a uscire dai dati dell’inflazione, rallentando il surriscaldamento dei Prezzi al Consumo.

Quello che sarà importante monitorare sarà anche in questo caso lo stato di salute del mercato del lavoro britannico per vedere se realmente il tasso di disoccupazione (attualmente al 4.6%, ormai ai livelli pre-crisi) possa contribuire a generare inflazione sul fronte interno. Certo è che l’inizio dei negoziati sulla Brexit e l’evoluzione della politica interna potrebbero riportare volatilità sul pound, la cui direzionalità potrà contribuire a impattare su questa variabile (e di conseguenza sulla politica monetaria), contribuendo ad aumentare il livello di complessità della situazione.

Guardando al sentiment, dopo aver raggiunto una prima area di eccessi il PMI aggregato per l’Eurozona ha preso una pausa, frenato in special modo dall’andamento di quello italiano. Nell’insieme, gli indicatori rimangono comunque tutti in territorio decisamente espansivo.

L’Indice ZEW continua a mostrare una distonia tra il sentiment relativo alla Situazione Corrente (in continua espansione, quasi ai massimi del 2011) e quello relativo alle Aspettative (rivisto leggermente al ribasso, ma comunque su livelli che ancora non compromettono il mini-ciclo espansivo inaugurato a giugno dello scorso anno).

PMI – Eurozona vs. Germania vs. Francia vs. Italia vs. Spagna (Fonte: Bloomberg)

5

L’Indicatore Ifo si colloca anch’esso sui massimi dal 2011, anche in questo caso trainato dalla componente sulla Situazione Corrente. La componente relativa alle Aspettative mostra a sua volta una dinamica espansiva, seppur in ritardo rispetto alle prime due.

ZEW Current Situation vs. Expectations (Fonte: Bloomberg)

6

 

Ifo Business Climate vs. Current Assessment vs. Expectations (Fonte: Bloomberg)

7

 Andrea Menescardi, Ufficio Studi Sofia

 



Il contenuto di questo Blog non può essere riprodotto, totalmente o parzialmente, senza la previa autorizzazione della società di gestione.
Il contenuto di questo Blog viene fornito come meramente informativo e non costituisce offerta contrattuale, né una sollecitazione ad acquistare o vendere strumenti finanziari, né costituisce consulenza in materia di investimenti.
Tutte le opinioni espresse sono date in buona fede sulla base dei dati disponibili, possono essere incomplete e potrebbero subire modifiche in qualsiasi momento senza preavviso.
Le opinioni espresse riflettono unicamente il punto di vista dell’autore.
Qualora i contenuti di questo Blog facessero riferimento a prodotti o servizi di Sofia Gestione del Patrimonio SGR S.p.A. si invitano gli utenti prima dell’adesione a leggere attentamente il prospetto e la documentazione precontrattuale resi disponibili sul sito www.sofiagp.it. Il valore dell’investimento o il rendimento possono variare al rialzo o al ribasso. Un investimento è soggetto al rischio di perdita. Rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri.
Si precisa che Si declina la responsabilità per qualsivoglia opinione o consiglio esposto in questa informativa.
Sofia Gestione del Patrimonio Sgr S.p.A. si riserva, in ogni caso, il diritto di avere posizioni rispetto a qualsiasi strumento finanziario menzionato nel documento o di agire in qualità di consulenti di emittenti di tali strumenti.