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Macroeconomia: questa settimana conterà solo un numero

Macroeconomia: questa settimana conterà solo un numero

Fonte: Zero Hedge

L’azionario statunitense ha visto una delle settimane più volatili degli ultimi anni dopo il balzo imprevisto dei salari gennaio sui massimi dal 2009. Secondo Zero Hedge, mercoledì potrebbe segnare il secondo round di forte instabilità con il report sull’inflazione negli Stati Uniti in calendario.

“È difficile ricordare un dato atteso con così tanta impazienza come il CPI di questo mercoledì negli Stati Uniti”, osserva Deutsche Bank.

Perché il destino del mercato è improvvisamente nelle mani di un banale numero? Perché, come illustrato negli ultimi giorni dal blog americano, ogni volta che il decennale Usa si è avvicinato o ha superato i massimi da quattro anni del 2,85% la scorsa settimana, gli investitori azionari si sono fatti trascinare dal timore che una maggiore inflazione possa accelerare il ritmo di rialzo dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve.

Il timore è che il mercato rialzista degli ultimi 10 anni sostenuto dalle iniezioni di liquidità della banca centrale da 20 trilioni di dollari possa giungere al termine, come mostra il grafico di seguito a cura di Bloomberg:

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“Ciò che sta accadendo è semplicemente una price discovery tra obbligazioni e azioni; fino a che punto il mercato obbligazionario spingerà i rendimenti prima di un crollo del mercato azionario?”, si chiede Stephen Bartolini di T. Rowe Price, intervistato da Bloomberg. “La grande paura nei mercati di rischio è di assistere a un’ottima lettura CPI a supporto della tesi del ritorno dell’inflazione e dell’accelerazione dei piani della Fed”.

La ripresa della crescita dei salari, a lungo considerata l’anello mancante di un miglioramento economico che ha portato il tasso di disoccupazione ai minimi storici, ha colto certamente di sorpresa il mercato, ma la cosa più curiosa è che, almeno sulla carta, le intenzioni della Fed erano già ampiamente scontate: poco prima del crollo azionario, gli operatori erano allineati con le proiezioni del FOMC di tre aumenti dei tassi nel 2018. Tuttavia, la recente impennata dei rendimenti a lungo termine è legata al piano bipartisan di aumento della spesa di 300 miliardi di dollari e dell’emissione dei Treasury. Una prospettiva poco gradita all’equity.

Se il dato sull’inflazione Usa batterà davvero le attese, potando il rendimento del decennale al 3%, il mercato azionario potrebbe perdere immediatamente terreno, a meno di un intervento da parte della Fed che allenti i timori sull’inflazione.

Occhi puntati sul CPI di mercoledì quindi, tra i vari dati macro sintetizzati da Barclays nella tabella di seguito:

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Da Zero Hedge



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