Mercati emergenti: il rally azionario riprenderà?

Fonte: Advisor Perspectives

Il Wall Street Journal ha recentemente avvertito che il trading nei mercati emergenti è a rischio. Secondo AllianceBernstein, gli investitori non dovrebbero essere influenzati dai movimenti del mercato a breve termine. La storia mostra che i cicli di performance dei ME azionari durano in genere diversi anni.

Dopo un rally di due anni, i rendimenti azionari dei mercati emergenti hanno rallentato all’inizio del 2018. Per il WSJ, valute, azioni e obbligazioni si sono trovate recentemente sotto pressione per via “dell’improvviso ripresa del dollaro, delle crescenti aspettative di rialzo dei tassi di interesse USA e delle incertezze sul percorso di crescita globale”.

Secondo gli esperti, la reazione a breve termine è eccessiva: le economie in via di sviluppo sono molto più resistenti agli shock di quanto non lo fossero in passato, grazie al miglioramento dei saldi commerciali e delle posizioni debitorie. Inoltre, le azioni dei mercati emergenti sono esposte al miglioramento delle condizioni macroeconomiche interne, a forti fattori di crescita di lunga data e all’ampliamento delle fonti di reddito.

In passato, i titoli ME hanno sovraperformato o sottoperformato le azioni dei mercati sviluppati per cicli pluriennali relativamente lunghi (Grafico). Gli ultimi otto anni di sottoperformance dei mercati emergenti (conclusasi nel 2016) sono stati preceduti da quasi nove anni di sovraperformance.

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Naturalmente, i trend storici di performance non garantiscono nuovi esiti positivi. Le azioni dei mercati emergenti scambiano tuttavia a sconto del 23% rispetto all’equity dei mercati sviluppati in base al coefficiente P/E. Pertanto, anche se la strada da percorrere potrebbe non essere priva di ostacoli, AllianceBernstein ritiene che ci siano solide basi per prevedere una continua ripresa delle azioni ME nel tempo.

Da Advisor Perspectives



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