Mercati emergenti: tre ragioni per aspettare

Fonte: Advisor Perspectives

Per la prima volta dalla fine del 2016, i mercati emergenti (ME) stanno sottoperformando i Paesi sviluppati.

Come spiega Russ Koesterich di BlackRock, l’indice dei mercati azionari sviluppati risulta perlopiù invariato da inizio anno, mentre l’azionario ME è in calo di circa il 2%. Le obbligazioni dei mercati emergenti stanno vivendo un anno persino peggiore, con un ribasso di oltre il 5%.

Cosa sta succedendo? È tempo di alleggerire questa asset class? Secondo l’esperto, la risposta a quest’ultima domanda è no.

La responsabilità della performance negativa è da imputare a una serie di catalizzatori: la brusca e improvvisa inversione del dollaro, le preoccupazioni sulla crescita globale e le questioni idiosincratiche che circondano alcuni mercati come la Turchia e il Brasile. Ci sono tuttavia tre buoni motivi per restare investiti.

  1. Il ritorno del valore relativo.

Come ogni altra asset class, le azioni e le obbligazioni dei mercati emergenti sono state meno costose. La recente debolezza ha tuttavia ripristinato il valore relativo, in particolare per le azioni.

In base al rapporto prezzo-libro, l’indice MSCI Emerging scambia a sconto del 30% sull’indice MSCI World dei mercati sviluppati. Si tratta dello sconto maggiore da dicembre 2016 e si confronta positivamente con la media a 10 anni del 14%.

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  1. Nonostante il tipico rallentamento del primo trimestre, l’economia globale è in buona forma.

Come discusso a fine gennaio, la crescita economica globale è fondamentale per i ME, e i metalli industriali costituiscono un buon indicatore in tempo reale del miglioramento globale. Nonostante la debolezza degli ultimi giorni, l’indice JOC-ERCRI Metals è aumentato del 20% nell’ultimo anno e risulta in rialzo del 4% da inizio 2018. Altri indicatori di crescita globale, come l’indice PMI globale, confermano l’espansione in corso.

  1. Un dollaro più forte è ostacolo, non una condanna a morte.

Non c’è dubbio che il rapido e sorprendente apprezzamento del dollaro abbia danneggiato le attività dei mercati emergenti. Detto questo, il biglietto verde non è l’unico e neanche il principale fattore a determinare la performance ME. In particolare, per quanto riguarda le azioni, le variazioni del dollaro hanno storicamente avuto un impatto modesto sui rendimenti relativi.

Un secondo semestre migliore

Sebbene le ultime settimane siano state estremamente negative per i ME, c’è motivo di aspettarsi un secondo semestre migliore. Il netto rimbalzo del dollaro è probabilmente il risultato di una rapida e violenta riduzione delle posizioni short. I recenti cambiamenti di posizionamento suggeriscono che gran parte del movimento si è già verificato.

Al di là del dollaro, l’economia globale dovrebbe vedere una ripresa questa estate una volta che sarà del tutto visibile l’impatto dei tagli delle tasse e degli stimoli fiscali negli Stati Uniti. In particolare, una probabile accelerazione della spesa in conto capitale dovrebbe sostenere il commercio globale e, per estensione, anche i mercati emergenti. Per gli investitori che hanno già superato la fase di volatilità, questo è probabilmente il momento sbagliato per vendere, conclude Koesterich.

Da Advisor Perspectives



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