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Petrolio: l’accordo OPEC potrebbe saltare a giugno

Petrolio: l’accordo OPEC potrebbe saltare a giugno

Fonte: Zero Hedge

L’accordo di riduzione della produzione petrolifera dell’OPEC potrebbe vacillare presto, sulla scia delle rinnovate tensioni tra Arabia Saudita e Iran, scrive Irina Slav su OilPrice.com.

Questa volta, tuttavia, il dibattito su quale sia miglior livello di prezzo della commodity sembra ormai giunto al termine secondo il ministro del Petrolio iraniano, Bijan Zanganeh.

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Per l’Arabia Saudita, il greggio dovrebbe rimanere intorno ai 70 dollari al barile, un livello che il Brent ha toccato brevemente all’inizio dell’anno, mentre l’Iran considera 60 dollari il prezzo ideale.

Questo disaccordo potrebbe indurre il cartello ad archiviare i tagli già a giugno, quando incontrerà i partner per discutere dei progressi compiuti e dei prossimi passi.

In un’intervista al Wall Street Journal, il ministro Zanganeh ha spiegato, senza troppe sorprese, che “se il prezzo sale intorno a 70 dollari, porterà gli Stati Uniti a una maggiore produzione di petrolio di scisto”.

Forse Zanganeh non ha torto, ma il problema è che i trivellatori statunitensi hanno dimostrato che potrebbero produrre di più a 60 dollari al barile, quindi avvicinare i prezzi a quel livello non garantisce di ostacolare la crescita dell’output petrolifero negli Stati Uniti. La produzione è infatti cresciuta costantemente negli ultimi anni e la scorsa settimana ha toccato 10,37 milioni di barili al giorno.

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La produzione di petrolio negli Usa non rappresenta l’unico problema. Il nodo più grande resta l’aumento delle esportazioni statunitensi che sta intaccando la quota di mercato dei Paesi membri dell’OPEC. Il cartello potrebbe quindi propendere a favore dell’Iran.

Secondo un analista di ING citato da Bloomberg, il greggio potrebbe scendere sotto i 60 dollari al barile per via dell’incremento delle esportazioni statunitensi verso l’Asia, un mercato chiave per tutti i produttori.

L’accordo dell’OPEC è a repentaglio, sostiene il responsabile delle materie prime di ING, perché le forniture di greggio degli Stati Uniti stanno sostituendo quelle dell’organizzazione. “Più a lungo proseguirà l’accordo, più è destinato a crollare. Continuano a cedere quote di mercato agli Stati Uniti”.

Da Zero Hedge



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