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Turchia: crisi valutaria, i banchieri centrali non hanno più scelta

Turchia: crisi valutaria, i banchieri centrali non hanno più scelta

Fonte: Zero Hedge

Zero Hedge riporta l’ultima Macro View dell’analista di Bloomberg ed ex trader di Lehman, Mark Cudmore:

La prossima riunione di politica monetaria in Turchia è prevista tra poco più di due settimane. Le dinamiche di mercato suggeriscono che la banca centrale sarà costretta ad aumentare i tassi di interesse in modo aggressivo prima del meeting.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è a favore di tassi di interesse più bassi e continua ad esortare la banca centrale a non inasprire la politica monetaria. Si registra inoltre il timore che un’azione di emergenza trasmetta un messaggio di panico causando più danni che benefici.

Ci sono diversi precedenti: la Turchia ha alzato i tassi in situazioni di emergenza a pochi giorni dagli incontri di politica monetaria del 2006 e 2014 – e occorre sottolineare che Erdogan era il leader politico in carica in entrambe le occasioni.

Sfortunatamente, la Turchia si trova nel bel mezzo di una vera crisi valutaria e sta perdendo la possibilità di scelta. La lira sta crollando, portando l’inflazione a salire e peggiorando la situazione del debito estero della Turchia. La posizione estera netta (NIIP) si è attestata a -468,7 miliardi di dollari a fine febbraio.

La lira è già scesa di oltre il 10% questo mese rispetto al paniere dell’euro-dollaro. Il Brent è salito del 19% questo mese in lira. Essendo un grande importatore di energia, tale ritmo è insostenibile per l’economia turca.

La dinamica non è destinata a migliorare da sola, pertanto la banca centrale sarà costretta ad intervenire. Le grandi passività valutarie del settore corporate significano che la sofferenza si intensificherà, anziché attenuarsi, con la debolezza della valuta.

Una spirale inflazionistica alimentata dalla valuta (il CPI di aprile al 10,85% su base annua e il PPI al 16,37% sono precedenti alla recente flessione della lira) sta portando a un’erosione massiccia e rapida della ricchezza delle famiglie.

I rischi che pone, specialmente se combinata con un deficit di conto corrente in crescita (grazie alle ingenti importazioni di energia), dovrebbe in qualche modo prevalere su ogni lealtà alle teorie economiche personali di Erdogan da parte dei banchieri centrali – per ora – ufficialmente indipendenti.

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Da Zero Hedge



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