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Venezuela: la scarsa qualità del petrolio desta nuovi timori

Venezuela: la scarsa qualità del petrolio desta nuovi timori

Fonte: Zero Hedge

Le prossime settimane saranno cruciali per il Venezuela, soprattutto sul fronte del servizio debito. Come riporta Nick Cunningham su OilPrice.com, le voci sul deterioramento della qualità della produzione di petrolio nazionale stanno destando nuovi timori sulla stabilità del Paese sudamericano.

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Fonte: OilPrice.com

La compagnia petrolifera statale PDVSA sta trasportando, secondo le indiscrezioni riportate dalla Reuters, greggio “con alti livelli di acqua, sale o metalli che possono causare problemi alle raffinerie”. Si tratta di una situazione preoccupante per un’azienda petrolifera già colpita da un forte calo dell’output.

Il problema della qualità è strettamente connesso alla crisi economica del Paese. In assenza di liquidità, PDVSA fa fatica a ottenere le sostanze chimiche necessarie per trattare il petrolio o per pagare per le attrezzature e la manutenzione che ne preservano la qualità. PDVSA ha così dovuto sospendere le attività o ridurre la produzione.

Diversi raffinatori hanno presentato dei reclami o addirittura cancellato gli acquisti, come nel caso di Phillips 66, che ha annullato almeno otto carichi nel primo semestre per via della qualità inferiore.

Le cancellazioni costituiscono una grave minaccia finanziaria per l’azienda e il Paese che si trovano già ad attraversare una terribile crisi economica. Le spedizioni annullate avevano un valore pari a 200 milioni di dollari secondo le stime di Reuters e PDVSA è rimasta l’unica ancora di salvezza e fonte di reddito per lo Stato venezuelano.

I problema sono aggravati dal fatto che qualche mese fa l’amministrazione Trump ha imposto nuove sanzioni sugli accordi finanziari con l’azienda petrolifera, impedendo a PDVSA di coinvolgere le banche Usa nella ristrutturazione del debito. L’eccessiva burocratizzazione legata alle pressioni di Washington sta inoltre inducendo i raffinatori ad acquistare il greggio altrove, come nel caso di PBF Energy, quinto maggiore raffinatore americano e cliente abituale di PDVSA.

Il deterioramento della qualità, la flessione della produzione e le sanzioni statunitensi hanno prodotto un forte calo delle spedizioni provenienti dal Venezuela verso i raffinatori americani. Fino a un mese fa, le importazioni settimanali degli Usa di petrolio venezuelano si sono attestate tra 600.000 e 800.000 barili al giorno. Nella settimana al 13 ottobre, gli acquisti sono scesi a soli 255.000 b/g, ai minimi settimanali dal 2010.

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Fonte: Zero Hedge

Le tempistiche non potrebbero essere peggiori: il Venezuela dovrà fare i conti con i pagamenti sul debito nelle prossime settimane. Il presidente Nicolas Maduro ha dichiarato a inizio ottobre che potrebbe essere necessario ristrutturare il debito verso la russa Rosneft. Lo scorso anno, il governo ha formulato un piano di ristrutturazione con i creditori per evitare il default, dilazionando i pagamenti nei prossimi anni.

I pagamenti a cui non ha fatto fronte all’inizio di ottobre ammontano a 349 milioni di dollari. Il periodo di grazia di 30 giorni ha evitato per ora il default a dispetto di tutte le previsioni ma un importante banco di prova è previsto tra qualche giorno: tra il 27 ottobre e il 2 novembre, il Venezuela deve rimborsare 2 miliardi di dollari agli obbligazionisti e nelle prossime tre settimane un totale di 4,4 miliardi di dollari insieme alla società statale.

Secondo gli analisti, la banca centrale ha poco più di 9 miliardi di dollari di riserve, per grande parte asset illiquidi come l’oro.

Da Zero Hedge



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